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Licenziato il dipendente che lavora per terzi durante il periodo di malattia
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 17514 del 4 luglio 2018, respingendo il ricorso di un autista di bus, ha statuito la legittimità del licenziamento per giusta causa dello stesso visto che durante i frequenti periodi di malattia lavora per altre aziende, come risulta provato dalle fotografie di un investigatore assoldato dalla parte datoriale.Il lavoratore infatti è stato osservato intento nell’attività per numerose ore consecutive nei giorni indicati in contestazione ed è stato fotografato in pose evidenti, finalizzate ‘all’indicazione dei luoghi e delle modalità di parcheggio ai clienti’.
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Licenziato il dirigente che tollera i fondi occulti anche in caso di volontà dei vertici
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 17356 del 3 luglio 2018, ha statuito la legittimità del licenziamento per giusta causa del dirigente che tollera la prassi societaria di stanziare fondi neri per regali ai clienti, anche in caso di volontà espressa in tal senso dai vertici della società.Non c’è dubbio infatti che tale condotta sia antigiuridica in quanto contraria ai principi di regolare tenuta della contabilità aziendale: ‘è escluso che il dirigente possa invocare l’insussistenza del fatto contestato, che si configura soltanto in caso di completa irrilevanza giuridica, cioè quando la circostanza addebitata non risulta contraria all’ordinamento giuridico’.
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Risarcito il danno biologico per la patologia dovuta al cambiamento delle condizioni di lavoro
Secondo la Corte di Cassazione al dipendente va risarcito il danno biologico per la malattia accertata dalla ctu, insorta a causa del mutamento delle condizioni di lavoro, visto che il datore ha costretto il lavoratore a lunghe pause nella prestazione giornaliera senza poter tornare a casa.Con la Sentenza n. 17365 del 3 luglio 2018 viene ribadito che nell’ipotesi di demansionamento spetta all’azienda, nell’ambito della facoltà di cambiamento degli orari di servizio, dimostrare di aver destinato il dipendente a mansioni coerenti con le competenze tecniche acquisite in precedenza, pena il risarcimento in via equitativa.
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Restituzione della casa data in comodato al figlio: Cassazione
Con Ordinanza 3 luglio 2018, n. 17332, della VI sezione civile, la Cassazione ha stabilito che i genitori anziani che hanno dato al figlio una casa in comodato possono chiedere la restituzione della stessa.In particolare, la Suprema corte precisa che l’immobile concesso in comodato deve essere restituito al proprietario che ha problemi di salute legati all’età avanzata. Il bisogno che giustifica la richiesta di restituzione deve essere urgente e imprevisto, inoltre, anche la necessità di fronteggiare maggiori spese mediche costituisce un motivo più che legittimo per riottenere la casa.La Cassazione aggiunge anche che l’obbligo di assistenza in favore dei genitori anziani grava sui figli.
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Redditometro: non c’è lesione della privacy
Con Ordinanza 4 luglio 2018, n. 17485, la Corte di Cassazione ha sancito il principio secondo cui le attività di raccolta dati e informazioni, nonché di monitoraggio delle spese effettuate dai contribuenti (c.d. ‘redditometro’), effettuate dall’amministrazione finanziaria sulla base del D.M. 24 dicembre 2012, non sono lesive della privacy dei contribuenti.In particolare, la Corte, ha sancito che il potere/dovere dell’amministrazione finanziaria di svolgere attività accertative con metodo sintetico trova il suo fondamento non già nel citato D.M, che disciplina solo le modalità di trattamento dei dati raccolti, bensì nell’art. 38, commi 4 e 5 D.P.R. n. 600/1973, che a sua volta si fonda sull’art. 53 della Costituzione.Pertanto, la Corte rileva che:l’esercizio delle attività predette da parte dell’Agenzia non vìola i diritti legati alla privacy enunciati all’art. 7, D.Lgs. n. 196/2003;i diritti del contribuente di cui all’art. 7 concernono il trattamento illegittimo di dati specificatamente individuati e non genericamente il trattamento di tutti i dati riguardanti un interessato. Di conseguenza, data l’assenza di una contestazione riguardante il trattamento di specifici dati, la contestazione del contribuente si traduce in una opposizione all’azione di accertamento.
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Niente contribuzione sulle trasferte occasionali provate solo per testi senza giustificativi contabili
Con la Sentenza n. 17253 del 2 luglio 2018, la Corte di Cassazione, respingendo i ricorsi presentati da INPS e INAIL, ha stabilito l’esclusione dei contributi dovuti ai due enti sulle trasferte occasionali dei prestatori di lavoro anche se mancano i giustificativi nella contabilità.Il fatto che le trasferte si siano davvero verificate può essere provato per testimoni, mentre spetta al prudente apprezzamento del giudice di merito pronunciarsi sull’effettività dei viaggi.
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Competenza del giudice del lavoro per l’azione di responsabilità contro il direttore generale
Con l’Ordinanza n. 17309 del 3 luglio 2018 la Corte di Cassazione, accogliendo il regolamento di competenza proposto da una banca, ha stabilito che l’azione di responsabilità contro il direttore generale va decisa dal giudice del lavoro se le ‘accuse’ hanno ad oggetto le mansioni.Nelle azioni contro i direttori generali infatti ‘la determinazione della competenza deve essere fatta in base al contenuto della domanda giudiziale, salvo il caso in cui la prospettazione appaia artificiosa e finalizzata soltanto a sottrarre la cognizione della causa al giudice predeterminato per legge’.
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Reintegrato il lavoratore licenziato illegittimamente se il patto di prova è nullo
Nullo il patto di prova concordato in sede di assunzione se poi il datore di lavoro licenzia il lavoratore lamentando la necessità di un maggior tempo per valutare il lavoratore stesso, con la conseguenza che l’atto espulsivo è dichiarato illegittimo.Questa la posizione della Corte di Cassazione, che con la Sentenza n. 17358 del 3 luglio 2018 ricorda inoltre l’applicabilità della tutela reale al caso in specie, salvo che il datore non dimostri l’insussistenza del requisito dimensionale. Al lavoratore spetta pertanto il risarcimento del danno e la reintegra nel posto di lavoro.
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La residenza fiscale in Italia non esonera dalle imposte il contribuente che vive e lavora all’estero
Con Ordinanza 25 giugno 2018, n. 16634, la Corte di Cassazione ha chiarito che il contribuente, residente fiscalmente in Italia, che vive e lavora all’estero è a tutti gli effetti un soggetto passivo d’imposta nel territorio italiano anche nel caso si registri all’AIRE (Anagrafe Italiani all’estero) ma tardivamente.In particolare, è legittimo l’accertamento per l’omessa indicazione in dichiarazione di redditi prodotti all’estero da parte del contribuente che:dimora e produce reddito abitualmente all’estero,ma continua ad essere residente fiscalmente in Italia, in quanto si è iscritto tardivamente all’AIRE e non risulta ancora la sua cancellazione dall’anagrafe del Comune italiano.
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Approvato il Decreto Dignità: alcune novità fiscali
Con Comunicato stampa 2 luglio 2018, il Consiglio dei ministri ha reso noto che è stato approvato il Decreto Legge che introduce misure urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (c.d. ‘Decreto Dignità’).In particolare, tra le misure fiscali introdotte si segnalano le seguenti:il rinvio della scadenza per l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevute del terzo trimestre del 2018 (c.d. ‘spesometro’) al 28 febbraio 2019, anziché al 30 novembre 2018;l’abolizione dello split payment per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto;la revisione dell’istituto del c.d. ‘redditometro’. A tal riguardo il legislatore ha previsto che il decreto ministeriale che contiene gli elementi indicativi di capacità contributiva attualmente vigente non ha più effetto per i controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi. Inoltre, il MEF potrà emanare un nuovo decreto con nuovi elementi indicativi dopo aver sentito l’ISTAT e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.