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L’inquadramento nelle mansioni superiori diventa stabile solo se nell’accertamento il giudice rispetta il criterio trifasico
Con l’Ordinanza n. 9414 del 17 aprile 2018 la Corte di Cassazione ha stabilito che l’inquadramento del lavoratore nelle mansioni superiori diventa stabile solo se l’accertamento dell’attività rispetta il criterio ‘trifasico’, composto dall’accertamento in fatto delle attività svolte, dall’individuazione delle qualifiche previste dalla contrattazione collettiva e dal confronto tra i risultati della prima indagine e il contenuto della normativa contrattuale.Il giudice però non deve seguire una sequenza rigida, ma è necessario che ciascuno dei momenti di valutazione trovi ingresso nel suo ragionamento.
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Indice TFR del mese di marzo 2018
L’Istituto centrale di statistica ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di marzo 2018 è pari a 101,70 punti.L’incidenza percentuale della differenza rispetto all’indice in vigore al 31 dicembre 2017 è pari a 0,593472; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell’1,5% annuo, per cui si avrà un indice di rivalutazione del TFR pari a 0,820104%.
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All’inserviente va retribuito il tempo necessario a indossare e dismettere il camice
Con l’Ordinanza n. 9417 del 17 aprile 2018, la Corte di Cassazione ha stabilito che all’inserviente della mensa aziendale va retribuito il tempo necessario a indossare e dismettere gli abiti previsti per prestare il servizio.La mancata previsione nel CCNL non può infatti pregiudicare i diritti soggettivi dei lavoratori.
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L’audit interno non è prova per il licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l’audit interno all’azienda non può avere valore di prova per il licenziamento del lavoratore, in quanto documento interno all’azienda che al massimo può essere utile per ricostruire la dinamica dei fatti che hanno poi portato all’addebito, ma non costituisce una prova vera e propria.Questo il verdetto emesso dai giudici della Corte Suprema con la Sentenza n. 9408 del 17 aprile 2018, nella quale hanno ulteriormente argomentato che la condotta del lavoratore, alla luce della dinamica dei fatti, non ha avuto natura dolosa, ma solamente superficiale e ciò non può portare al licenziamento.
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Correzione del modello 730 precompilato entro il 20 giugno 2018
In data 17 aprile 2018, l’Agenzia delle Entrate, durante una videochat sui social, ha precisato che il contribuente che sceglie di compilare il modello precompilato on-line e si accorge di aver commesso un errore nel modello inviato, può annullare l’invio a partire dal 28 maggio 2018 fino al termine ultimo del 20 giugno 2018. In tal caso il contribuente dovrà trasmettere una nuova dichiarazione.Se il contribuente si accorge di aver commesso un errore oltre il termine potrà comunque:presentare, tramite un CAF o un intermediario abilitato, il modello 730 integrativo entro il 25 ottobre 2018;trasmettere il Modello REDDITI correttivo entro il 31 ottobre 2018 oppure il Modello REDDITI integrativo oltre tale scadenza.
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Agevolazioni prima casa trasferimento residenza entro 18 mesi dal rogito: Ordinanza
Con Ordinanza 17 aprile 2018, n. 9433, la Corte di Cassazione ha dichiarato che il contribuente che ha chiesto le agevolazioni ‘prima casa’, deve trasferire la propria residenza (presso il comune dove è ubicato l’immobile, oggetto di agevolazioni) entro 18 mesi dalla data dell’atto di rogito e non dall’ultimazione dei lavori, fatto salvo il verificarsi di cause di forza maggiore a lui non imputabili, o di eventi imprevedibili ed inevitabili. La Cassazione evidenzia come la mancata ultimazione di lavori, o eventuali lungaggini burocratiche, non rientrano tra le cause di forza maggiore che permettono la deroga al termine di 18 mesi.
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Società che risparmia sulla sicurezza responsabile ex 231 per il sinistro all’operaio
Con la Sentenza n. 16713 del 16 aprile 2018 la Corte di Cassazione ha stabilito che anche dopo la morte del lavoratore in servizio può scattare la sanzione pecuniaria ex D.Lgs n. 231/2001 a carico della società, se il suo legale rappresentante è ritenuto responsabile dell’omicidio colposo.Dall’inosservanza delle misure di precauzione per gli operai dei cantieri vi è un vantaggio indiretto per la società su costi e tempi.
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Non licenziato per violazione di un ordine di servizio
In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione ha statuito l’illegittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente che, in violazione di un ordine di servizio, non si presenta in tempo sul posto di lavoro, in quanto anche il codice disciplinare prevede come causa di estinzione del rapporto l’assenza ingiustificata e prolungata.La Suprema Corte, con l’Ordinanza n. 9396 del 16 aprile 2018, ribadisce che per giustificare un licenziamento disciplinare i fatti addebitati devono integrare una grave violazione degli obblighi del rapporto lavorativo, tale da compromettere irrimediabilmente il vincolo fiduciario tra le parti.
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No alla condanna di tutti gli amministratori delegati senza motivare prima sull’accelerazione del mesotelioma
Con la Sentenza n. 16715 del 16 aprile 2018 la Corte di Cassazione ha stabilito che quando i lavoratori esposti all’amianto in fabbrica sono morti di mesotelioma serve un nuovo esame sul nesso causale fra l’esposizione all’amianto e la patologia dei lavoratori deceduti.Si legge nella sentenza che ‘quando si utilizzano leggi statistiche nelle patologie asbesto-correlate deve essere tenuto presente che il postulato dell’incidenza di ciascuna esposizione non è sufficiente a risolvere il problema causale quando durante il periodo di esposizione rilevante risulta necessario distinguere le varie fasi nelle quali si sono avvicendati diversi garanti ai vertici dell’impresa’.
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Il licenziamento deve considerare i principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto
La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del lavoratore contro la sentenza del giudice d’appello, ha dichiarato illegittimo il licenziamento operato da un’azienda nei confronti di un lavoratore che aveva fatto richiesta di ferie, alla quale l’azienda non aveva risposto, e si era assentato comunque adducendo gravi e improrogabili motivazioni familiari, rivelatisi più che fondati stante la morte del padre del lavoratore di lì a pochi giorni.Con la Sentenza n. 9339 del 16 aprile 2018, i giudici del palazzaccio hanno precisato che, nel caso in specie, si può ravvisare una sproporzione tra l’addebito e il fatto contestato: il giudice d’appello avrebbe dovuto valutare la reale entità e gravità della condotta del lavoratore, tenendo conto dei principi di buona fede e correttezza dell’esecuzione del contratto da parte di entrambi gli attori. Se il lavoratore è stato assente nei soli giorni richiesti inizialmente, l’azienda, invece, ha intimato il licenziamento appena decorsi i tre giorni di assenza ingiustificata prevista dal contratto, nonostante fosse a conoscenza della situazione del lavoratore e del grave lutto che lo aveva colpito.