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Lavoro subordinato se manca il progetto
La Corte di Cassazione, in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro, ha chiarito ancora una volta che la mancanza del ‘progetto’ nell’ambito di una collaborazione coordinata a progetto comporta la riconduzione del rapporto in quella che è la forma tipica del rapporto di lavoro, cioè un contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.In questo modo si sono espressi i giudici della Corte Suprema con la Sentenza n. 4337 del 22 febbraio 2018, nella quale, riformando la decisione della Corte d’Appello che aveva dato ragione all’azienda sulla base del fatto che il lavoratore era libero di scegliere il proprio orario di lavoro, viene precisato che è la legge, e per la precisione l’articolo 69 del D.Lgs n. 276/2003, che prevede la conversione del rapporto in mancanza del progetto: pertanto, indipendentemente dalle altre caratteristiche del rapporto, la mancata indicazione di uno specifico progetto rende illecita la collaborazione.
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Indice TFR del mese di gennaio 2018
L’Istituto centrale di statistica ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di gennaio 2018 è pari a 101,50 punti.L’incidenza percentuale della differenza rispetto all’indice in vigore al 31 dicembre 2017 è pari a 0,395648; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell’1,5% annuo, per cui si avrà un indice di rivalutazione del TFR pari a 0,421736%.
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L’omologazione definitiva del concordato può causare la rettifica della detrazione IVA
Con Sentenza 22 febbraio 2018, causa C-396/16 la Corte di Giustizia UE ha sancito il principio secondo cui la riduzione dei debiti in seguito all’omologazione definitiva di un concordato preventivo costituisce un caso di operazione totalmente o parzialmente non pagata che può dare luogo a una rettifica della detrazione IVA operata inizialmente.La Corte ritiene infatti che, nel caso di specie, la riduzione dei debiti dell’impresa in concordato dà luogo a un mutamento degli elementi inizialmente presi in considerazione dalla stessa impresa per determinare l’importo della detrazione IVA.Ne consegue che l’impresa in concordato preventivo deve restituire all’Erario l’imposta a suo tempo detratta e non più dovuta ai fornitori.
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CIGS per il settore editoria: chiarimenti in ordine alla durata massima complessiva dei trattamenti
Il Ministero del Lavoro, con la Circolare n. 5 del 20 febbraio 2018, fornisce chiarimenti in merito all’accesso al trattamento CIGS da parte delle imprese operanti nel settore editoria. A tale riguardo, il Ministero, in relazione alla durata massima complessiva prevista nell’arco del quinquennio mobile (24 mesi ovvero 36 mesi nell’ipotesi di contratto di solidarietà), precisa che: i trattamenti riguardanti periodi decorrenti dal 1° gennaio 2018, la cui consultazione sindacale, la presentazione dell’istanza di accesso e le conseguenti sospensioni dal lavoro siano iniziate dopo tale data, si computano per intero;i trattamenti richiesti anteriormente al 1° gennaio 2018, ancorché relativi a trattamenti già in corso a tale data o a domande presentate prima di tale data, si computano per la sola parte del periodo autorizzato successiva al 1° gennaio 2018; i periodi di trattamento di integrazione salariale autorizzati per qualsiasi causale e conclusi prima del 1° gennaio 2018, o fruiti prima di tale data, non vanno computati.
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Legittimo il contratto a chiamata che scade a 25 anni di età
Con la Sentenza n. 4223 del 21 febbraio 2018, la Corte di Cassazione, allineandosi all’indirizzo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea espresso nella causa C-143/16, ha stabilito la legittimità del contratto a chiamata (job on call) che scade a 25 anni di età.Se il ‘fine giustifica i mezzi’ quando si tratta di favorire l’ingresso dei più giovani sul mercato del lavoro, anche forme contrattuali flessibili e temporanee devono ritenersi preferibili alla disoccupazione.La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ritiene che la normativa italiana sul lavoro intermittente persegua una legittima finalità di politica del lavoro e non integri invece una discriminazione dei lavoratori in base all’età.
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Irap: sono assoggettabili solo i redditi derivanti dalla produttività auto-organizzata del professionista
Con Ordinanza 15 febbraio 2018, n. 3790, la Corte di Cassazione ha sancito il principio secondo cui i redditi realizzati dal libero professionista nell’esercizio dell’attività di sindaco, amministratore e revisore di società non sono soggetti ad IRAP purché risulti possibile, in concreto:lo scorporo delle diverse categorie di compensi conseguiti;la verifica dell’esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati. La Corte precisa infatti che, in tal caso, è soggetta ad IRAP unicamente l’eccedenza dei compensi derivante dalla produttività auto-organizzata del libero professionista. Pertanto, ai fini IRAP, il fatto che il professionista normalmente operi presso uno studio professionale, anche se associato, non integra di per sé il requisito dell’autonoma organizzazione rispetto ad un’attività rilevante quale organo di una compagine terza. Infatti le cariche di sindaco/revisore di società terze sono, secondo una tesi generale, riconducibili non allo studio associato di cui il professionista fa parte, ma alle compagini societarie cui dette cariche si riferiscono.
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Legge 104: il part-time non taglia i permessi
Con la Sentenza n. 4069 del 20 febbraio 2018, la Corte di Cassazione, bocciando il ricorso dell’INPS, ha stabilito che il lavoratore part-time ha diritto a tre giorni di permesso mensile per l’assistenza a familiari con grave handicap (Legge n. 104/1992).La prestazione ridotta dal tempo parziale non può comprimere i diritti del dipendente che non hanno natura patrimoniale: i permessi per assistenza a familiari disabili, nel silenzio dell’art. 4 del D.Lgs 61/2000 (Testo unico sul part-time) vanno fatti rientrare nell’ambito dei diritti non riproporzionabili.
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Sgravio pesca costiera e nelle acque interne: indicazioni INPS
L’INPS, con il Messaggio n. 771 pubblicato il 20 febbraio 2018, ricorda che lo sgravio spettante alle imprese che esercitano la pesca costiera e nelle acque interne e lagunari, per l’anno 2018, è stato fissato nella misura del 45,07% dall’articolo 1, comma 693 della Legge n. 205/2017.L’Istituto precisa che le imprese interessate, con riferimento alle operazioni di conguaglio, continueranno ad utilizzare le modalità di compilazione del flusso Uniemens già in uso, valorizzando con il codice ‘R830’ l’elemento “CausaleACredito” di “AltreACredito” di “DatiRetributivi”.
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Stop al contributo di solidarietà per gli iscritti alle gestioni previdenziali confluite nel FPLD e del Fondo di previdenza per il personale di volo
L’INPS, con il Messaggio n. 772 del 20 febbraio 2018, rende noto che, dal 1° gennaio 2018, non è più dovuto il contributo di solidarietà a carico degli iscritti alle gestioni previdenziali confluite nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti e al Fondo di previdenza per il personale di volo dipendente da aziende di navigazione aerea.Pertanto, i datori di lavoro, che abbiano alle proprie dipendenze personale già soggetto al suddetto contributo di solidarietà (0,5%), non sono più tenuti a versare il predetto contributo a decorrere dalle denunce di competenza del mese di gennaio 2018.
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Non è sanzionabile l’imprenditore che in crisi paga gli stipendi e non versa le ritenute: Sentenza
Con Sentenza 12 febbraio 2018, n. 6737 la Corte di Cassazione ha dichiarato non punibile il mancato pagamento di ritenute o di imposte, qualora l’imprenditore, a fronte di una crisi aziendale ed alla mancanza di liquidità, abbia scelto di pagare prima i dipendenti ai fini del loro sostentamento e di quello delle loro famiglie.Secondo la suprema Corte, in questo caso potrebbe non sussistere l’elemento soggettivo del reato, quale il dolo.La Corte di Cassazione, infatti, ha accolto il ricorso di un’imprenditrice la quale, diventata amministratrice, aveva trovato la società in crisi di liquidità ed aveva deciso di pagare gli stipendi ad oltre 200 lavoratori, omettendo di versare le ritenute fiscali.