SeacInfo Amministrazione del personale
Illegittima l’apposizione del termine per le ‘punte di attività legate al lancio di nuovi prodotti’ se i lavoratori non svolgono tale attività
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso avanzato da due tecnici dell’assistenza al cliente di un call center di un’impresa di TLC, che chiedevano la conversione a tempo indeterminato dei rispettivi contratti a tempo determinato sostenendo l’illegittimità dell’apposizione del termine, in quanto a detta loro non sussistevano quelle ‘punte di più intensa attività legate al lancio di nuovi prodotti’ che era stata posta come motivazione al termine dei contratti.Nella Sentenza n. 5512 dell’8 marzo 2018, i giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto che, di per sé, la motivazione utilizzata dall’azienda per apporre il termine al contratto è legittima, ma diviene illegittima nel momento in cui si valuta nel concreto la realtà aziendale: le presunte esigenze di maggior attività legate al lancio dei nuovi prodotti non risultano sussistere, in quanto non è provato che i due tecnici si occupano di tale attività. Il rapporto dei due tecnici viene pertanto convertito a tempo indeterminato, ma essendo applicabile quanto previsto dall’art. 32 della Legge n. 183/2010 (il cd. ‘Collegato lavoro’), l’azienda evita il pieno risarcimento ma viene condannata ad erogare un’indennità omnicomprensiva limitata a otto mensilità.